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"SARDINEWS" - Aprile 2004

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"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
06 novembre 2003


Il direttore d'orchestra racconta la sua storia, dal Conservatorio agli studi dei Beatles.

UN MUSICISTA SARDO AD ABBEY ROAD
Il giovane Simone Pittau inciderà a gennaio 2004 un cd con la celebre e prestigiosa London Symphony Orchestra.

Gli studi di Abbey Road, a Londra, sono un luogo leggendario. Qui registravano i Beatles, qui si incidono dischi destinati ai maggiori mercati del mondo. E qui, forte di un curriculum sempre più solido, arriva oggi Simone Pittau. Lui, giovane direttore d'orchestra, è nato e cresciuto a Sanluri ed è al suo esordio nel complicato... [continua]


"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
01 maggio 2002


VIOLINISTA PER LE STAR PENSANDO AL PODIO DELLA LONDON SYMPHONY
Simone Pittau, da Sanluri alle più prestigiose scuole musicali con l'ingegno di arrangiarsi.

SASSARI. Simone Pittau, 32 anni da Sanluri, ha una doppia vita: ha avuto quello che chiama "il grande privilegio" di essere stato selezionato da sir Colin Davis per dirigere la London Simphony Orchestra in concerto nello scorso ottobre. Prima di lui c'era stato un altro italiano, su quel podio, Claudio Abbado nelle vesti di direttore artistico. Non è, ovviamente, la stessa cosa, ne lo stesso ruolo: il brillante studente che viene selezionato al termine di uno stage per... [continua]
"CLASSIC fM"
aprile 2002


ENLIGHTENING CONDUCTOR
In un brillante tentativo di demistificare l’arte della direzione, la LSO ha lanciato il suo nuovo seminario sulla scoperta della direzione d’orchestra, come ci riferisce Andrew Stewart Fotografie di Eric Richmond.

Immaginate di andare al lavoro ogni mattina e affrontare il capoufficio infernale, uno di quei rari individui con una grande predisposizione per intimidire, fare delle sfuriate e in genere andarsene con tutto il merito per il vostro duro lavoro. I musicisti d’orchestra lo riconosceranno, ma sanno che il bizzoso direttore di... [continua]

"L'UNIONE SARDA"
07 ottobre 2001


UNA BACCHETTA SARDA ALLA GUIDA DELLA LONDON SYMPHONY

Aveva una grande passione e l'ambizione di diventare un direttore d'orchestra. Con tenacia e un pizzico di testardaggine Simone Pittau è riuscito nel suo sogno e stasera al Barbican di Londra, alla guida di una delle più blasonate orchestre del mondo, la London Symphony Orchestra, dirigerà Jupiter, the Bringer of Jollity da The Planets di Gustav Holst. A dire il vero il concerto è solo la tappa conclusiva di una masterclass, ma essere scelto da un maestro di grande esperienza come sir Colin Davis... [continua]


 

"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
02 ottobre 2001


DA CAGLIARI ALLA BARBICAN HALL
Simone Pittau sul podio della London Symphony Orchestra

CAGLIARI. «È sempre stato il mio sogno: E ora quasi non riesco a credere che sì possa realizzare». Lo dice con semplicità, Simone Pittau. Racconta la storia di un ragazzo di Sanlurì innamorato della musica. Che dopo gli studi al conservatorio di Cagliari ha girato l'Europa, per imparare. E che fra qualche giorno salirà sul podio della London Simphony Orchestra. Sabato, nella prestigiosa sede della Barbican Hall di Londra, dirigerà un'orchestra sinfonica che è tra le più... [continua]




"ALMANACCO DELLA SARDEGNA"
2001


Lo scorso ottobre la London Symphony Orchestra ha suonato al Barbicali Hall della capitale inglese agli ordini di un artista sardo: Simone Pittau.

“BACCHETTA” DI SANLURI
In verità, non si trattava di un concerto vero e proprio, ma la cappa conclusiva della masterclass. diretta da sir Cplin Davis. cui il giovane musicista isolano aveva partecipato in precedenza. Tuttavia, a parte la grande soddisfazione, guidare un complesso di quella/orza ha confermato le eccellenti doti del nostro conterraneo che, dopo essersi diplomato in violino a Cagliari. Si è tuffato nell'agone internazionale con una meta precisa: sfondare come direttore.

Ala fine di Silk Street, non lontano dalla City e dall'antico bastione romano da cui prende il nome, si leva il Barbican Centre, la risposta inglese al Beaubourg, la "casa" della London Symphony Orchestra.
E nella Barbican Hall, la grande sala concerti del centro, il 7 ottobre scorso Simonc Pittali ha diretto la blasonata orchestra londinese in fupiter, thè Bringer of Jollity da The Planets di Gustav Holst; unico italiano... [continua]





"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
06 novembre 2003


Il direttore d'orchestra racconta la sua storia, dal Conservatorio agli studi dei Beatles.

UN MUSICISTA SARDO AD ABBEY ROAD
Il giovane Simone Pittau inciderà a gennaio 2004 un cd con la celebre e prestigiosa London Symphony Orchestra.

Gli studi di Abbey Road, a Londra, sono un luogo leggendario. Qui registravano i Beatles, qui si incidono dischi destinati ai maggiori mercati del mondo. E qui, forte di un curriculum sempre più solido, arriva oggi Simone Pittau. Lui, giovane direttore d'orchestra, è nato e cresciuto a Sanluri ed è al suo esordio nel complicato universo della discografia. Ed è un esordio raro, perché Simone Pittau avrà per sé addirittura la blasonatissima London Symphony Orchestra.



D'altronde è alla prestigiosa formazione inglese che Pittau lega il suo nome e il suo primo incontro con la celebrità. Nel 2001 fu l'unico italiano scelto dal grande Sir Colin Davis per dirigere la LSO nella sua storica sede londinese, in una serata riservata ai nuovi talenti del podio. Da lì è stato un cammino senza soluzione di continuità, un'evoluzione artistica e professionale che si concretizza con la produzione del cd di prossima realizzazione. L'incisione negli studi di Abbey Road è fissata per gennaio e si sa che la pubblicazione sarà firmata da una casa discografica illustre.

Tutto questo arriva dopo gli studi al conservatorio di Cagliari e lunghi anni di perfezionamento nelle migliori accademie musicali d'Inghilterra. La storia è affascinante e Simone Pittau la racconta con semplicità e modestia, ma anche con la consapevolezza del suo nuovo ruolo. "Ho trentatré anni" - spiega con un sorriso che gli illumina gli occhi scuri - "Quest'occasione non è un punto d'arrivo, ma una partenza che mi permette di vivere ogni giorno di più la mia grande passione per la musica."





Dove comincia quest'avventura?

A Londra, dove abito dagli anni Ottanta. Ho fatto tanti sacrifici, e ora comincio a raccogliere i frutti. Sir Colin Davis è uno dei più grandi direttori del mondo, e ha deciso di credere in me.

Come andarono le cose?

Frequentavo la sua scuola, e un giorno riuscii a parlare con lui. Mi ascoltò e volle mettermi alla prova. La superai, visto che poco dopo mi diede l'opportunità di dirigere la LSO davanti al suo pubblico, esigentissimo. Ricevere quegli applausi fu un'emozione incredibile. Da allora, su richiesta dell'orchestra, la seguo in tournée per imparare a conosceria a fondo. L'opportunità di incidere il disco è venuta quasi naturale. Nel 2004 la LSO festeggia il centenario e sono tante le iniziative previste. È significativo il fatto che il mio lavoro sia tra le prime segnate in calendario.

Quanto deve alla fortuna?


Certamente qualcosa, ma credo soprattutto nell'impegno e nella volontà. Le cose non capitano da sole. Devi mettercela tutta, devi studiare e lavorare sodo, ma anche avere coraggio e coltivare i
sogni per far sì che si realizzino.

II ed era uno di questi sogni?

Forse il più ambizioso. L'orchestra è lo strumento musicale più costoso. Averne una a disposizione è già un risultato importante. Figuriamoci cosa significa avere la LSO, soprattutto considerando i severi criteri di selezione che si impone nella scelta dei direttori con cui registrare.

Che repertorio inciderà?

Quando mi chiesero i programmi, proposi Ciajkovskij e Dvorak. La risposta fu no. Nessuno, mi
dissero, va ad acquistare musica famosa diretta da un esordiente, per quanto talento possa avere.
Meglio affrontare il Novecento, magari con autori meno noti.

Cosa ha scelto?

La "Symphonysche Serenade" di Julius Komgold, composta nel 1947 e destinata ad una formazione di 65 archi. Tecnicamente è molto impegnativa, e richiama lo stile sinfonico di autori come Mahier e Richard Strauss. L'altra pagina è di Tomlinson Griffes, ed è "Roman Sketches" del 1916, finora mai incisa- E' un compositore americano, che ricorda a tratti il linguaggio di Debussy o di Ravel. La partitura è nata per pianoforte e nella versione per orchestra si conosceva solo la trascrizione del primo movimento, fatta dall'autore. Dopo lunghe ricerche ho ritrovato anche il quarto movimento e sto lavorando sui manoscritti. Gli altri due tempi sono stati orchestrati da Craig Leon, che è anche il mio attuale produttore.





Come sta andando la preparazione negli studi di Abbey Road?

Emozionante. Mi capita di lavorare a due passi da Sting o di incontrare Sean Connery che segue la registrazione della colonna sonora del suo ultimo film. E quando qualche giorno fa mi sono imbattuto in Paul McCartney, beh, mi sono sentito dentro la storia.

Contatti con altre orchestre?

Sì. Ho ricevuto proposte che oserei definire lusinghiere. Ma per scaramanzia preferisco non anticipare nulla.

Ha conservato i suoi legami con la Sardegna?

Sono fortissimi. Qui ho la famiglia, questo è il posto dove tornare, che sento davvero "casa". Mi riempio d'orgoglio quando all'estero sento parlare della mia isola e dei tanti sardi che si distinguono per volontà e talento.

Chi, per esempio?

Gianfranco Zola è il mito di tutti gli sportivi. Poi ammiro le grandi capacità di Renato Soru, la moda geniale di Antonio Marras. Per me sono esempi importanti, persone che hanno cominciato le loro strade in Sardegna e hanno saputo concretizzare sogni che adesso appartengono a tutto il mondo. E sono orgoglioso anche del Teatro Lirico di Cagliari. Ho saputo della possibilità di un cambio di gestione, e questo mi dispiacerebbe. Costruire è difficile, distruggere è molto più facile.

E' mai stato invitato a dirigere in Sardegna?

Non ancora. Ma vorrei portare qui quello che ho imparato e spero che prima o poi succeda, magari per dirigere la mia orchestra.

La sua orchestra?

Ebbene sì. Ogni direttore che si rispetti deve averne una. La mia esiste già, e comincerà l'attività
concertistica nel 2004. È formata da musicisti della LSO insieme ad altri che arrivano da varie orchestre d'Europa. Naturalmente alcuni di loro sono sardi. E sono dei veri talenti.

Daniela Sari








"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
01 maggio 2002


VIOLINISTA PER LE STAR PENSANDO AL PODIO DELLA LONDON SIMPHONY
Simone Pittau, da Sanimi alle più prestigiose scuole musicali con l'ingegno di arrangiarsi.

SASSARI. Simone Pittau, 32 anni da Sanluri, ha una doppia vita: ha avuto quello che chiama "il grande privilegio" di essere stato selezionato da sir Colin Davis per dirigere la London Simphony Orchestra in concerto nello scorso ottobre. Prima di lui c'era stato un altro italiano, su quel podio, Claudio Abbado nelle vesti di direttore artistico.Non è, ovviamente, la stessa cosa, ne lo stesso ruolo: il brillante studente che viene selezionato al termine di uno stage per dirigere la prestigiosa orchestra, non è il direttore, non sarà lo stage a conferirgli il titolo.

Ma tant'è, Simone Pittau ha diretto l'ultimo brano del concerto di chiusura, studiandosi la partitura in una casa di vacanze sulla costa sarda meridionale.
Ieri sera, invece, era a Sassari come violinista: accompagnava,




con gli altri strumentisti dell'orchestra, Gino Paoli. In precedenza, dato che come violinista si è fatto apprezzare non meno che come esordiente direttore d'orchestra, aveva accompagnato Lucio Dalla in «La Bella e la Bestia».

Un mestiere, quello di violinista, che Simone Pittau assomma ai mille che ha collezionato ai tempi in cui, a Londra, si faceva le ossa studiando sodo e pensando grande, dietro quel sogno (sul podio, con una bacchetta, a "suonare" l'orchestra intera) che lo insegue sin da quando era un ragazzine che studiava dai padri Scolopi di Sanluri.

Dopo il conservatorio a Cagliari (pianoforte, violino, composizione con maestri come Guaragna e Moccia), il grande salto a Londra, i mille mestieri: baby sitter, uomo delle pulizie in un condominio per risparmiare l'affitto,

assistenza agli anziani, commesso in un negozio di abbigliamento. E gli stage con George Solti, Boulez, Colin Davis ecc.ecc.
Il ragazzo di Sanluri (svoltata la trentina, tale si sente) continua a divertirsi. Gli piace quello che fa, sostiene che in fondo «la musica è un unico linguaggio». Lucio Dalla gli ispirava qualche diffidenza, oggi, dopo averlo frequentato per mesi, lo trova grande, riconosce radici classiche nella musica che fa.

Questa storia ha, in fondo, a cercarla bene, anche una morale: Dalla ieri, Gino Paoli oggi, cercare sempre di capire, di misurarsi con quello che la vita propone. E il podio della London Simphony Orchestra come obiettivo da perseguire per via di artigianato minuto, fatto di pazienza di studio e rapporto con la realtà senza albagìa (m. d. m).










 

"CLASSIC fM" - april 2002

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ENLIGHTENING CONDUCTOR
In un brillante tentativo di demistificare l’arte della direzione, la LSO ha lanciato il suo nuovo seminario sulla scoperta della direzione d’orchestra, come ci riferisce Andrew Stewart Fotografie di Eric Richmond.


Immaginate di andare al lavoro ogni mattina e affrontare il capoufficio infernale, uno di quei rari individui con una grande predisposizione per intimidire, fare delle sfuriate e in genere andarsene con tutto il merito per il vostro duro lavoro. I musicisti d’orchestra lo riconosceranno, ma sanno che il bizzoso direttore di questa settimana verrà subito sostituito da una serie di altre infernali bacchette.

Il direttore tirannico, sebbene stia scomparendo velocemente dalla scena musicale, ha il potere di snervare esperti musicisti e portare una discordia feroce tra gli orchestrali. Ancora peggio sono quelli che si dimenano convulsamente e preferiscono far provare dei brani che non hanno pressoché alcun bisogno di essere provati ed evitano dei passaggi difficili dove un ritmo chiaro e preciso è più importante del portamento sul podio. Racconti apocrifi dalle sale prova ci ricordano delle sfuriate di grandi direttori come Toscanini e Stokowski, la cui inclinazione a prendersela con dei singoli musicisti è sopravissuta fino alla loro tarda età.

Nel corso dei suoi 97 anni di storia, la London Symphony Orchestra ha lavorato con la maggior parte dei più grandi direttori d’orchestra. Ha anche sperimentato i lazzi di innumerevoli esponenti di ciò che un critico ha in modo memorabile descritto come la suprema “ professione finta “.

L’attuale London Symphony, dalle superiori credenziali artistiche di oggi, può scegliere tra un piccolo gruppo di stelle e lavorare con artisti come Pierre Boulez, Mstislav Rostropovich e Michael Tilson Thomas e guadagnare delle recensioni entusiastiche per le brillanti esecuzioni con il direttore principale dell’orchestra Sir Colin Davis.

Quindi che cosa separa un mediocre direttore d’orchestra da un talento eccezionale? E come mai gli esperti spesso giudicano criticamente un’orchestra, quando invece le colpe maggiori sono da addebitare al direttore? E perché mai una persona sana di mente dovrebbe andare in cerca dello scherno collettivo dei propri pari dedicandosi alla direzione orchestrale?

Il manager musicale Richard McNicol - che collabora quotidianamente con la London Symphony Orchestra – recentemente si è proposto di demistificare l’arte del direttore d’orchestra come parte del nuovo Discovery Conducting Workshop dell’orchestra. Più di 150 amanti della musica hanno ricevuto una guida alla direzione d’orchestra per gli addetti ai lavori, cimentandosi con una sfida domenicale che consisteva nel tracciare “battute di pausa” di tre, quattro, cinque e sei movimenti con il solo ausilio del loro braccio destro e dell’indice.

“Non riesco neanche a suonare i cucchiai“ confidò uno dei partecipanti a McNicol. Ma riuscì, con un attento incoraggiamento, a condurre cinque membri della LSO in estratti dalla Eine kleine Nachtmusik di Mozart. Il giovane Chris Hyde, promettente fagottista e studente di direzione d’orchestra alla Croydon’s Whitgift school, chiese di poter dare un’occhiata alla partitura del brano di Mozart durante la pausa pranzo e venne ricompensato con un invito a dar inizio alla sessione pratica del pomeriggio.” Io pensavo che Richard stesse scherzando”, racconta, “ ma tutti mi dissero di provarci. Fu terrificante, soprattutto perché non sapevo che cosa i musicisti si aspettassero da me”. Era sbalordito da quanto velocemente i migliori musicisti della LSO rispondevano ai suoi gesti. “La differenza fondamentale tra il farlo a casa in una sessione di registrazione e farlo con musicisti di questo livello e qualità è che essi colgono ogni piccolo cambiamento di velocità. Se rallentavo in una battuta , loro mi seguivano immediatamente. Con una orchestra amatoriale non hai quel tipo di reazione”.

I pseudo maestri – coloro i quali battono il tempo durante le registrazioni discografiche –sono stati sommersi da una ricchezza di informazioni e di aneddoti che aiutavano a sgonfiare il mito del maestro. “I musicisti orchestrali li amano o li odiano,” osserva McNicol. “Il pubblico accorre a vederli, eppure essi sono gli unici artisti che non producono alcun suono”. I partecipanti al seminario hanno scoperto che gli orchestrali preferiscono direttori che fanno un buon uso del tempo dedicato alle prove ed evitano esibizioni in cui si concedono troppe libertà per apporre il loro marchio su un’opera.

Dall’alto verso il basso: Chris Hyde riceve consigli dall’ “animateur” della LSO Richard McNicol; Gli studenti del masterclass lavorano con piccoli gruppi, frequentano conferenze e seminari, e – cosa più impegnativa di tutte – dirigono l’intera orchestra.












Dall’alto verso il basso: Uno studente del masterclass ascolta attentamente i consigli del “principal conductor” della London Symphony Orchestra , Sir Colin Davis – uno dei più illustri e rispettati direttori della categoria; le custodie dei contrabbassi restano vuote nell’atrio; sul palcoscenico al Barbican Hall; gli studenti creano rapporti amichevoli con musicisti solisti e con gli spettatori.












“Se è perfetto nelle prove, allora il responso è sicuramente : “Signore e signori grazie – ci vediamo stasera.” I musicisti vedono un direttore d’orchestra e pensano: “Prende cinque mila sterline per non produrre nessun suono!”. Ma i direttori si assumono la responsabilità dei concerti. L’alternativa sarebbe l’anarchia.

Per Ann-Marie Wong, l’opportunità di dirigere le prime battute della Eine kleine Nachtmusik era quasi vicina ad una esperienza spirituale. Ha certamente suscitato qualche riflessione filosofica.

“La musica è sempre stata parte di me stessa sin da quando ero una ragazzina in Malaysia. Noi eravamo davanti agli occhi di tutti e diventammo il punto centrale di ciò che stava accadendo in sala. Devi usare i tuoi occhi e le tue mani come un attore, sebbene essere un direttore d’orchestra comporti molta più responsabilità. L’intera orchestra dipende da te. È come seguire il flusso di una corrente”.

Alcuni potrebbero dire che l’esperienza è più simile al cadere in un torrente infuriato con le gambe legate, attaccate a degli enormi macigni. Ann-Marie ha rifiutato la mia offerta di un premio al valore ma ha continuato a sfornare dei meravigliosi aforismi che paragonavano la conduzione d’orchestra all’infornare un pan di spagna o pilotare un aereo passeggeri. “L’intera cosa fa affidamento sull’armonia tra il direttore e i musicisti”.

C’era poca evidente armonia nella relazione tra Leopold Stokowski e quei membri della LSO – Richard McNicol era uno di loro - che lavorarono con il leggendario tiranno del podio negli anni ’90. ”Il vecchio Stokey” era pronto ad usare l’umiliazione di rito per far capire il suo messaggio durante le prove, esigendo che i musicisti solisti suonassero le loro parti come se fossero degli assolo prima di denigrare i loro sforzi. Sir Colin Davis fa notare che le orchestre moderne non avrebbero mai tollerato un simile comportamento. “Il compito che si ha con una orchestra come la LSO è di fare tanta musica quanto si può, insieme. Devi avere una chiara idea su come creare la musica. All’interno di questa forma si ha una grande libertà. Senza che nessuno parli tanto, procedi e agisci. Non sono un grande pescatore, ma se lo fossi, mi allenerei tanto per dirigere un’orchestra. Inneschi l’amo con nuove idee e lanci la lenza ai musicisti per sentire il loro parere”.

I partecipanti al seminario sulla direzione hanno avuto la possibilità di porre delle domande a Sir Colin Davis e cinque giovani colleghi si sono preparati per un masterclass con lui e la LSO. Richard Butt, vincitore della competizione del sito web di Classic FM ha lodato la qualità e la profondità delle informazioni offerte dalle sessioni di direzione. “Non ci sono state molte volte nella mia vita in cui io posso ripensare all’attività di un giorno e dire che è stata una giornata spesa bene. Mi sono goduto ogni singolo minuto di quella giornata. Una delle paure che avevo era che la gente fosse ben preparata in fatto di musica e la manifestazione fosse di un livello troppo alto.

Ma Richard McNicol ha fatto si che tutti si sentissero a loro agio e non ci denigrassero”.
Il seminario a cura della LSO sulla scoperta della direzione d’orchestra ha raggiunto, quindi, il suo obiettivo di demistificare l’arte della direzione? Coloro che ritenevano i direttori fossero un mix di Svengali, Doctor Mesmer e l’illusionista David Copperfield, si sono resi conto che i migliori erano molto più simili al direttore generale modello che comunica con tutte le aree dell’azienda e permette agli esperti al suo interno di svolgere il loro mestiere in modo efficace. “Io pensavo che il direttore d’orchestra fosse colui che metteva insieme le persone e faceva funzionare tutto l’insieme” ha osservato Richard Butt.

“Questa giornata mi ha fatto capire che non è affatto così. La funzione del direttore è far si che i musicisti facciano il loro lavoro. Ma devono anche porre delle domande sulla musica che li facciano riflettere”.
Il programma educativo all’avanguardia della LSO Discovery si prefigge di portare l’orchestra alla più grande audience possibile. Il suo obiettivo è quello di incoraggiare il far musica ed offrire l’opportunità di imparare a conoscere la musica classica attraverso seminari creativi, interpretazioni informali, concerti, masterclasses e sessioni di formazione, conferenze pre-concerto e giornate Discovery per gli appassionati di concerti. Nuovo è l’asilo nido della LSO sponsorizzato dalla Avent per bambini dai 6 mesi ai 6 anni nei Family Concert Days.

Cosa ci vuole per dirigere

Oltre a possedere una profonda conoscenza della partitura, un fermo e preciso senso del ritmo, una seria abilità di musicista, un’ottima attitudine al comando ed una avanzata conoscenza della psicologia del gruppo, il direttore deve anche essere capace di definire e comunicare le velocità e i cambiamenti nell’espressione usando la bacchetta o i gesti della mano. Far partire un’orchestra o un coro insieme






dipende dal levare, un movimento preparatorio che indica il ritmo di base e la consistenza delle battute. I direttori imparano a delineare il tempo con la mano destra, mostrando il numero di movimenti in ogni battuta; mentre la mano sinistra viene usata parsimoniosamente per dare gli attacchi e le entrate degli strumenti solisti o sezioni dell’orchestra in diversi stadi della interpretazione.









"L'UNIONE SARDA"
07 ottobre 2001


UNA BACCHETTA SARDA ALLA GUIDA DELLA LONDON SYMPHONY



Aveva una grande passione e l'ambizione di diventare un direttore d'orchestra. Con tenacia e un pizzico di testardaggine Simone Pittau è riuscito nel suo sogno e stasera al Barbican di Londra, alla guida di una delle più blasonate orchestre del mondo, la London Symphony Orchestra, dirigerà Jupiter, the Bringer of Jollity da The Planets di Gustav Holst. A dire il vero il concerto è solo la tappa conclusiva di una masterclass, ma essere scelto da un maestro di grande esperienza come sir Colin Davis tra i suoi cinque migliori allievi per guidare la celebre LSO non è un traguardo di poco conto.

La musica si può dire che, Simone Pittau, trentenne nato a Sanluri, l'abbia respirata con l'aria, visto che in casa sua, da tre generazioni, si vive con lo strumento in mano. Eppure arrivare a Londra, e al Barbican, è stata per sua ammissione «una transizione violenta, un cambiamento radicale, praticamente uno choc». A suonare ha iniziato a cinque anni. «Amavo il fagotto, ricorda, ma era più grande di me e così sono passato al violino». E il violino è diventato il suo strumento, quello con cui,





otto anni fa, si è diplomato al Conservatorio di Cagliari nella classe di Alessandro Moccia.Agli studi di direzione d'orchestra è invece approdato relativamente di recente, con Alan Hazeldine, alla Guildhall School of Music and Drama di Londra, mentre sbarcava il lunario facendo il baby sitter. Della sua gavetta tra partiture e capricci di bimbi, Simone Pittau parla quasi con orgoglio; «Non avevo sponsor, né borse di studio. La cosa più importante era mantenermi e continuare a studiare».

Anche adesso, che i tempi grami sono passati, Simone Pittau, continua ad essere una persona con la testa sulle spalle, riservata, che sceglie la linea della modestia. «Come a tutti, sentirmi dire "sei bravo" fa piacere, ma nello stesso tempo mi mette addosso un senso di inadeguatezza, quasi mi spaventa. Mi riempie di orgoglio sapere che qualcuno riconosce le mie qualità, ma mi viene anche l'angoscia al pensiero che forse potrei non essere all'altezza delle aspettative».
«La direzione devi
sentirla; non c'è un vero modo per impararla. Quando dirigi devi seguire stati d'animo. L'importante è trasferire emozioni; in fondo si suona per questo. Il direttore è un attore della musica, che deve comunicare con lo sguardo prima ancora che con i gesti».

Il suo idolo è Lorin Maazel: «Mi affascina, perché riesce quasi a dipingere la musica con i suoi movimenti». Davanti ai problemi specifici dell'interpretazione o del rispetto filologico, torna subito ad essere una persona pratica.

«Certo la musica ha subìto l'evoluzione del gusto e oggi non si suona più come cent'anni fa. Per quel che mi riguarda cerco di rispettare il più possibile le indicazioni dell'autore, trasmettere calore, rispettarne la cultura. Prima di affrontare un brano mi preoccupo sempre di analizzare con l'orchestra il periodo storico in cui è nata quella musica, vedere da quali idee è venuta fuori. L'importante è scegliere l'edizione giusta e seguire esattamente ciò che è scritto in partitura.

Eppoi per fare il direttore devi essere uno studioso ma anche un po' psicologo. Mai fare l'errore di urlare: dimostra solo la tua debolezza, mentre se non pretendi cose assurde e sei gentile, l'orchestra sarà pronta a darti tutto».

Greca Piras









"LA NUOVA – Nuova Sardegna"
02 ottobre 2001


DA CAGLIARI ALLA BARBICAN HALL
Simone Pittau sul podio della London Simphony Orchestra

CAGLIARI. «È sempre stato il mio sogno: E ora quasi non riesco a credere che sì possa realizzare». Lo dice con semplicità, Simone Pittau. Racconta la storia di un ragazzo di Sanlurì innamorato della musica. Che dopo gli studi al conservatorio di Cagliari ha girato l'Europa, per imparare. E che fra qualche giorno salirà sul podio della London Simphony Orchestra. Sabato, nella prestigiosa sede della Barbican Hall di Londra, dirigerà un'orchestra sinfonica che è tra le più importanti del mondo. Sarà l'unico italiano in una serata da dividere con altri direttori, inserita nel calendario della stagione autunnale della London. È un cartelIone dai tanti nomi significativi, che raccosta Simone Pittau ad interpreti come ;Sir Colin Davis, Radu Lupu, John Eliot Gardiner,Dantel Hardirig, Anne-Sophie Mutter. «Ho solo trent’anni e ho ancora molto da imparare - spiega con modestia Simone Pittau – Certo, mi rendo conto che questa è l'occasione della vita. Ma il mio concerto è solo una presentazione di giovani musicisti, non pretendo l'attenzione che si riserva ai grandi interpreti».
Il fatto è che il giovane Simone avrà comunque per sé il pubblico della Barbican Hall: duemila posti e una lunga storia. E i musicisti della London Symphony Orchestra, abituati da sempre ai direttori più importanti del panorama musicale internazionale, saranno guidati dalla sua bacchetta.

Com'è nata questa serata?

«Da una masferclass in direzione d'orchestra con Sir Colin Davis. 'Sono stato selezionato insieme ad altri quattro giovani musicisti. I miei compagni d'avventura arrivano dagli Stati Uniti, dalla Russia, Francia e dall'America del sud.Ci alterneremo sul podio della London, nello stesso concerto».

Che cosa eseguirete?

«"The Planets", un lavoro sinfonico che Gustav Holst compose nel 1916. E' dedicato ai pianeti, e Sir Colin Davis ha scelto per me "Juppiter". È una partitura importante, molto solare. La.eseguirò in chiusura di concerto, e questi giorni sto studiando sul manoscritto originale di Holst, quello che la London Symphony utilizzò per la prima esecuzione, arricchita dagli appunti dell'autore. E' una bella emozione e un grande privilegio».

È stato difficile arrivare fin qui?

«Diciamo che non è stato facile. Ma è una lunga storia».

Che comincia al conservatorio di Cagliari...





Simone Pittau, il giovane musicista di Cagliari che salirà sul podio della LSO.




Un concerto alla Barbican Hall.

«Si. Ho studiato violino con Alessandro Moccia, che è davvero un grande maestro. Ma vengo da una famiglia di musicisti, professionisti da ben due generazioni. Così ho sentito fin da bambino il bisogno di allargare i miei orizzonti, studiando anche pianoforte, percussioni e composizione. La mia ambizione però, è sempre stata la direzione d'orchestra. Dopo il diploma di violino, sono partito dalla Sardegna per seguire vari corsi di perfezionamento, e dal '95 mi impegno per imparare i segreti della direzione. Ho abitato soprattutto a Londra, studiando al Barbican College e suonando nelle orchestre giovanili inglesi».

Quali?

«La "Young Musician Symphony Orchestra" e la "Guidhall Symphony Orchestra". Sono formazioni che lavorano
tanto, e lì ho avuto l'occasione di essere diretto da maestri come Abbado, Rostropovich, Solti, Menuhin e naturalmente Colin Davis. E non si trattava di semplici concerti: gli studenti del college possono dividere molto tempo con direttori come questi, e io ne ho approfittato il più possibile. Ho imparato tante cose importanti nei camerini, fuori dalle aule della scuola, ascoltando questi grandi che parlavano di musica».

Qualcuno in particolare?

«Beh, devo dire che i direttori più prestigiosi si sono rivelati i più disponibili. Nelle lunghe chiacchierate con George Solti, per esempio, ho capito l'importanza espressiva del ritmo. Sono stato fortunato: ora ho tanti piccoli tasselli, di cui faccio tesoro».

Sono stati anni tutti dedicati alla musica?


«Non solo. Non ho mai avuto borse di studio ne aiuti di altro tipo. Così, per mantenermi al college, ho fatto mille lavoretti. Dormivo pochissimo, studiavo di notte. E ho fatto di tutto per ascoltare più concerti possibile. Ma lo rifarei, sacrifici compresi. È una questione di volontà, e credo sia fondamentale avere l'occasione di vivere in mezzo alla musica».

Tornerà in Italia?

«Non lo so. Ho ancora molta strada da fare, e la scuola italiana non offre tutte le opportunità che ho trovato all'estero».

Daniela Sari








"ALMANACCO DELLA SARDEGNA"
2001


Lo scorso ottobre la London Symphony Orchestra ha suonato al Barbican Hall della capitale inglese agli ordini di un artista sardo: Simone Pittau.

“BACCHETTA” DI SANLURI
In verità, non si trattava di un concerto vero e proprio, ma la cappa conclusiva della masterclass. diretta da sir Cplin Davis. cui il giovane musicista isolano aveva partecipato in precedenza. Tuttavia, a parte la grande soddisfazione, guidare un complesso di quella/orza ha confermato le eccellenti doti del nostro conterraneo che, dopo essersi diplomato in violino a Cagliari. Si è tuffato nell'agone internazionale con una meta precisa: sfondare come direttore.

Ala fine di Silk Street, non lontano dalla City e dall'antico bastione romano da cui prende il nome, si leva il Barbican Centre, la risposta inglese al Beaubourg, la "casa" della London Symphony Orchestra.

E nella Barbican Hall, la grande sala concerti del centro, il 7 ottobre scorso Simonc Pittau ha diretto la blasonata orchestra londinese in Jupiter, the Bringer of Jollity da The Planets di Gustav Holst; unico italiano in una serata condivisa con altri direttori e inserita nella stagione autunnale della London.

A dire il vero il concerto era in fondo solo la tappa conclusiva di una masterclass, ma essere scelto da un maestro di grande esperienza come sir Colin Davis, tra i suoi cinque migliori allievi, per guidare la celebre LSO è una gran bella soddisfazione.

Trentenne, nato a Sanluri in una famiglia di musicisti da tre generazioni, Simone Pittau ha iniziato a suonare a cinque anni. «Amavo il fagotto, ricorda, ma era più grande di me e così sono passato al violino.» Il violino è divenuto così il suo strumento, quello con cui, otto anni fa, si è diplomato al Conservatorio di Cagliari nella classe di Alessandro Moccia.
Diventare un direttore d'orchestra era però la sua passione, l'ambizione più grande. Così con tenacia e un pizzico di testardaggine ha inseguito il suo sogno. «Sono partito dalla Sardegna dopo il diploma in violino - racconta - ho seguito corsi di perfezionamento un po' dappertutto, ma la mia meta era Londra».

Ed è qui che Simone Pittau è approdato agli studi di dirczione-d'orchestra, con Alan Hazeldine, alla Guildhall School of Music and Drama di Londra, mentre faceva i salti mortali dividendo il suo tempo con mestieri improvvisati per poter sbarcare il lunario. «Non avevo sponsor, nè borse di studio – ricorda - la cosa più importante per me era mantenermi e continuare a studiare.»

A Londra Pittau ha anche l'occasione di suonare nelle orchestre giovanili inglesi, come la "Young Musician Symphony Orchestra" e la "Guildhall Symphony Orchestra", dove impara a carpire i segreti della dirczione da maestri come Abbado, Rostropovich, Solti. Mcnuhin e naturalmente Colin Davis. Non ha remore a confessare di aver imparato di più aggirandosi tra i camerini, ascoltando i grandi direttori che parlavano di musica piuttosto che nelle aule della scuola.

Che cosa si sente quando si dirige la London Symphony?

«Difficile descriverlo: è impressionante la massa sonora, quasi una scarica di suono dal volume incredibile. Di converso i pianissimo sono un tappeto di suoni leggerissimi al limite dell'udibilità.»

Emozionato?

«Strano, non provavo nessuna emozione. Ero totalmente disteso, rilassato. La tensione non mi ha giocato nessun brutto scherzo. No, nessun timore riverenziale. Solo rispetto, grande rispetto, per un'orchestra di grande tradizione, per musicisti dalle qualità eccezionali.»

Dopo l'esordio al Barbican, cosa è cambiato?

«Dentro di me nulla. O meglio, ho avuto risposte ai miei interrogativi. Prima mi chiedevo "Sarò mai in grado di
dirigere un'orchestra così come sento?". Oggi mi è stato detto che ci riesco. O che posso essere in grado di farlo. Le mie ambizioni sono le stesse di 20 anni fa. Sono solo un po' più sicuro. So che posso ottenere ciò che voglio: ho tra le mani una carta importante e intendo giocarla bene. Non ho paura a dirlo, mi piace vincere- Non tanto per poter dire: "Sono arrivato primo", ma perché fondamentalmente sono uno che non si accontenta mai.»

E da un punto di vista professionale?

«Le possibilità professionali sono ovviamente aumentate. Ora bisogna vedere che forma prenderanno, come si concretizzeranno. Dirigere la London Symphony è comunque un'esperienza che fa crescere. A me ha dato modo di avere un riscontro essenziale. Subito dopo il concerto, addirittura anche due settimane dopo, quando la LSO è venuta a Roma con Gardiner, i maestri d'orchestra continuavano a complimentarsi con me, ad incoraggiarmi.


SimonePittau dirige la London Symphony




Simone Pittau a Londra con Lorin Maazel e Mstislav Rostropovich

E' stato importante: mi ha dato la conferma che i miei sacrifìci avevano avuto un senso. Si, mi fa piacere avere l'opinione degli amici musicisti che sono venuti a sentirmi a Londra, ma ciò che più mi ha colpito sono le opinioni favorevoli espresse da un grande del podio come Colin Davis e dagli orchestrali. Play it again, "Suona ancora" continuava a ripetermi sir Colin. mentre il pubblico applaudiva e chiedeva il bis. Ecco, penso che questo non lo dimenticherò mai.»

Che cos'altro non dimenticherà?

«C'è stato un siparietto simpatico alcuni giorni prima del concerto. La prima tromba si è avvicinata per darmi alcuni consigli, mi ha dato appuntamento nel suo camerino e mi ha fatto trovare dei fogli con consigli preziosi: non veri suggerimenti musicali, ma considerazioni avvedute sull'atteggiamento da tenere durante il concerto.»

Per esempio?


«Usa movimenti chiari; quando fermi l'orchestra metti la mano sinistra sopra la testa perché tutti possano vedere; parla a voce alta: non è semplice sentire quando si è nelle ultime file; fai provare molte volte la stessa frase di modo che tutti i musicisti colgano il significato d'insieme e non solo quello della loro parte; stabilisci un contatto visivo forte: parla guardando l'orchestra, non avere mai paura di far provare più volte la stessa cosa e se senti una stonatura dillo, non dimenticare che legni ottoni e percussioni sono distanti e non sempre si sentono tra di loro; evita di suddividere i tempi, se non è strettamente necessario: potresti confondere l'orchestra.
Tutte cose che studio da una vita, ma che in quel contesto hanno assunto una dimensione diversa.»

Su che cosa deve concentrarsi un direttore? Che cosa deve trasmettere?

«La dirczione devi sentirla: non c'è un vero modo per impararla. Quando dirigi devi seguire stati d'animo, l'importante è trasferire emozioni: in fondo si suona per questo. Il direttore è un attore della musica, che deve comunicare con lo sguardo prima ancora che con i gesti. Per questo ho una particolare predilezione per Lorin Maazel: mi affascina, perche riesce quasi a dipingere la musica con i suoi movimenti.»

Filologia si, filologia no. Qual è l'atteggiamento giusto rispetto ai problemi interpretativi posti dalle partiture classiche e barocche?


«La musica ha subito l'evoluzione del gusto e oggi non si suona più come cent'anni fa. Per quel che mi riguarda, cerco di rispettare il più possibile le indicazioni dell'autore, trasmettere calore, rispettarne la cultura. Prima di affrontare un brano mi preoccupo sempre di analizzare con l'orchestra il periodo storico in cui è nata quella musica. Vedere da quali idee è venuta fuori. L'importante è scegliere l'edizione giusta e seguire esattamente ciò che è scritto in partitura.»

Oltre a questo, quali altri aspetti e bene curare?

«Per fare il direttore devi essere uno studioso, ma anche un po' psicologo. Mai fare l'errore di urlare: dimostra solo la tua debolezza, mentre se non pretendi cose assurde e sei gentile, l'orchestra sarà pronta a darti tutto.»

Ambizioni?

«Vorrei dirigere i Berliner e i Wicner Philarmonikcr.»

Non e un po' azzardato?

«Sarà, ma dicevano lo stesso quando mi capitava di esprimere ad alta voce il desiderio di dirigere la London Symphony e poi invece e proprio successo.»

Greca Piras